DISCOGRAFIA
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RECENSIONI
In questa pagina sono raccolte recensioni di concerti LIVE e degli albums
in studio finora pubblicati dai SAVATAGE!
Se avete altre recensioni LIVE che vorreste vedere su questa pagine inviatele
a hounds
ALBUM:
Sirens
The Dungeons are Calling
Power of the Night
Fight for the Rock
Hall of the Mountain King
Gutter Ballet
Steets - a rock opera
Edge of Thorns *in allestimento*
Handful of Rain
Japan Live '94
Dead Winter Dead
The Wake of Magellan
Ghost in the Ruins (Final Bell)
From the Gutter to the Stage
Chris
Caffery - Faces
Jon Oliva's Pain - 'Tage Mahal
TRANS-SIBERIAN ORCHESTRA:
TOUR E CONCERTI:
Tour
europeo nov. 1997
Tour europeo nov. 1998
Savatage Live a Colonia,
20/08/99
Savacon '99, New Jersey,
USA, 04/09/99
METALIUM:
SAVAFANS ITALIANI, FINALMENTE QUALCUNO PENSA
A VOI!
Quanti fans
italiani che non conoscono l'inglese non hanno mai capito esattamente
di cosa parlassero i testi delle canzoni dei Savatage? Quanti di voi hanno
per questo angosciato amici, parenti e conoscenti vari nell'irrealizzabile
tentativo di farsi tradurre per filo e per segno tutti i testi e le storie
contenuti nei booklets?
E se in alcuni casi è solo per curiosità, in altri è davvero fondamentale
capire e conoscere il significato delle parole scandite da Zak e Jon,
per esempio nel caso dei concept, in cui la musica ha il compito di narrare,
sottolineare e accompagnare una trama ben precisa.
Qui sotto troverete pubblicate le traduzioni delle storie che costituiscono
la trama di Streets, Dead Winter Dead e Wake of Magellan.
E' inoltre disponibile qui sotto la taduzione della storia di POETS AND MADMEN, e da scaricare il file con la traduzione di tutti i testi delle canzoni!
BUONA LETTURA!
Salta a STREETS (a Rock Opera)
POETS AND MADMEN (poeti e folli)
basato su una storia vera, rielaborata da paul o'neill.
Clicca qui per leggere la traduzione della storia, testi e poesie completa! (file poets.rtf in formato rich text format, circa 36 Kb). Clicca con il tatso destro del mouse e scegli "salva oggetto" per salvare il file. Altri formati disponibili su richiesta, scrivere a Hounds.
Le cose abbandonate
dal mondo degli adulti tendono ad avere un fascino quasi irresistibile
per i giovani. Questo si riscontra nell'attrazione profonda che lega i
giovani a vecchi libri, idee, macchine, musica e anche luoghi, specialmente
le vecchie case gotiche. Ed è successo così che una sera di fine estate
tre ragazzi di città si misero in viaggio verso un luogo a molti chilometri
dalla loro casa, per introdursi in un edificio di questo tipo. Avevano
scoperto dell'esistenza di questo posto leggendo un articolo su un giornale
circa quanti ospedali psichiatrici erano stati chiusi nel corso degli
ultimi decenni e come i loro pazienti fossero stati inseriti in piccoli
programmi comunitari. L'articolo era pieno di commenti pedanti ed eruditi
sulla direzione della psichiatria moderna, ma ciò che aveva attirato l'attenzione
dei ragazzi era la foto del vecchio istituto abbandonato, ed il fatto
che si trovasse a sole 40 miglia dalle loro case. Non trovando niente
di meglio da fare un sabato sera i tre ragazzi si imbarcarono sulla loro
vecchia Dodge e si misero in marcia.
Anche sapendo dove si trovasse, era difficile individuare l'edificio.
La costruzione era ben mimetizzata dietro fitti cespugli ed edera, che
avevano completamente ricoperto e nascosto i possenti cancelli che circondavano
molti acri di terra una volta ben curati. All'improvviso il ragazzo alla
guida avvistò il profilo una torre che si stagliava contro il cielo notturno.
Dopo aver accostato, scesero dall'auto e uno dietro l'altro scavalcarono
le recinzioni. Atterrando silenziosamente dall'altra parte, l'oggetto
della loro ricerca si materializzò davanti ai loro occhi.
Costruito alla fine del secolo scorso, l'edificio era in stile gotico,
tipico di molte altre costruzioni di quel periodo Era in solida pietra
con il tetto di ardesia nera e grondaie di piombo decorate i cui svolazzi
terminavano sempre con i volti sogghignanti di gnomi o gargoyles. Il suo
fascino era esaltato misticamente dal luccichio sotto la luna piena estiva.
I tre entrarono attraverso una finestra rotta del seminterrato. Daryl
entrò per primo, era il più grande e il più predisposto a fare il capo.
Fu seguito da Tommy, il più giovane, e infine da Joey che lasciò la finestra
spalancata alle loro spalle, in caso fosse stata necessaria una fuga rapida
più tardi. Insieme i ragazzi si fecero strada tra montagne di apparecchiature
mediche arrugginite, vari schedari assortiti e pigne infinite di carte.
Adocchiando una scala, salito i gradini ma trovarono le porte d'ingresso
al primo e al secondo piano solidamente sbarrate, ma la porta del terzo
piano si aprì docilmente e diede loro accesso a una balconata girava tutto
attorno a un ampio atrio. L'ambiente era enorme, con uno splendido soffitto
a volta. Attraverso vetrate in stile Tiffany, la notte lasciava
penetrare ombre dai raggi di luna. I tre rimasero per un momento immobili
e stupefatti, colpiti dalla bellezza immensa dello spettacolo davanti
a loro. Grazie alla sua posizione lontana da ogni centro abitato di una
certa importanza, l'edificio era sopravvissuto intatto senza soffrire
degli atti vandalici che purtroppo iniziano a distruggere questi posti
dal momento del loro abbandono.
Il gruppetto incominciò a percorrere la balconata quando Tommy,
che camminava davanti a tutti, inciampò in qualcosa nel buio. Senza riuscire
a vedere nella penombra cosa aveva fatto cadere il suo amico, Daryl iniziò
a frugare nelle tasche della sua giacca di jeans. Tirò fuori rapidamente
un pacchetto di marlboro e uno zippo di bronzo. Appoggiando la giacca
e le sigarette su un tavolo, aprì lo zippo con decisione e lo accese con
una mossa fluida. All'istante una fiammella gialla dorata prese vita,
e danzando sparse la sua luce in un piccolo cerchio.
Dirigendosi verso Tommy, Daryl usò l'accendino per illuminare una statua
di bronzo caduta. Dopo varie imprecazioni, Tommy iniziò a chiedersi chi
fosse il soggetto della scultura. Daryl avvicinò la fiamma al piedistallo,
cercando tracce dell'identità della statua ai loro piedi. Proprio mentre
stava per leggere il nome di qualche benefattore dimenticato dai secoli,
sussultò per suono improvviso. Tutti e tre si girarono giusto in tempo
per vedere la figura indefinita di un uomo che afferrò la giacca di Daryl
e si precipitò lungo il corridoio, per sparire dietro l'angolo.
All'inizio
i ragazzi erano troppo spaventati per poter anche solo muovere un muscolo,
quando Daryl ruppe il silenzio esclamando: "Le chiavi della macchina!
Sono nella giacca!" Con Daryl in testa, si lanciarono all'inseguimento
giù per il corridoio seguendo i passi dello sconosciuto, giusto in tempo
per vedere una porta che si chiudeva in fondo al corridoio. Ma quando
i tre raggiunsero la porta, questa era già stata sprangata dall'interno.
Sbirciando dentro, riuscirono a vedere il profilo dell'uomo seduto alla
finestra sul davanzale interno, che guardava nella notte con una singola
sigaretta spenta in mano. La porta era di ferro spesso,e la finestra
minuscola e sbarrata. Scossero e spintonarono la porta, ma nè la porta
nè la figura seduta alla finestra batterono ciglio. La situazione sembrava
proprio disperata, quando Daryl abbassò lo sguardo e vide che la giacca
era piegata per bene e appoggiata a terra fuori dalla porta, le chiavi
appoggiate ordinatamente sopra la giacca insieme alle sigarette. L'unica
cosa strana era che il pacchetto di sigarette era stato aperto e ne mancava
una sola. Maledicendo lo sconosciuto e pensando che fosse solo una specie
di svitato, i tre stavano per andarsene, quando senza sapere perché Daryl
si girò d'impulso e fece scivolare l'accendino sotto la porta della stanza
chiusa a chiave verso la figura solitaria ancora seduta alla finestra.
Per la prima volta da quando il trio era lì, l'uomo si voltò. Vedendo
l'accendino per terra, il suo viso fu percorso da un'ombra di dubbio e
poi si chinò per prender lo zippo e accese la sigaretta, per poi spingere
di nuovo delicatamente l'accendino sotto la porta verso i ragazzi.
"Perché
l'hai fatto?" chiese Joey a Daryl.
"Doveva
accendere", spiegò semplicemente Daryl riprendendo l'accendino e
accendendo una sigaretta per ognuno.
"E tu
chi saresti, madre Teresa di Calcutta?" borbottò tra i denti Joey.
"Ragazzi,
ma chi diavolo sarà quello?" li interruppe Tommy, facendo un cenno
verso lo sconosciuto.
"Sarà
uno dei pazzi, se lo saranno dimenticato qui" replicò Joey.
"O magari
l'hanno messo in libertà ed è stato lui a tornare" suggerì Daryl.
Appoggiandosi
al muro, Daryl notò che attaccata alla parete c'era un contenitore con
scritto "Scheda del paziente" dal quale sporgeva una grossa
cartella. Dando uno sguardo giù per il corridoio notò che alla destra
di ogni porta c'era un contenitore come quello, ma nessuno conteneva della
documentazione. Daryl la estrasse e aprendo la cartellina stracolma di
carte annunciò: "Qui dice che questo tizio si chiama Kevin Carter".
"E come
fai a sapere che è la sua scheda?" chiese Tommy mentre si sporgeva
per leggere anche lui, sopra la spalla dell'amico.
"C'è
la sua foto" disse Daryl, mostrando agli altri la foto, sembrava
proprio la tipica foto da archivio di ospedale
"E cosa
ci farà qui?" continuò a chiedere Tommy.
"Dice
che ha avuto un esaurimento nervoso, è impazzito" spiegò Daryl, che
continuava a sfogliare la documentazione "Hey, dice anche che era
un fotografo famosissimo in tutto il mondo".
"Sarà,
ma io non l'ho mai sentito nominare. E che cosa ha fatto?" domandò
allora Joey.
"wow!
Guarda qui, c'è un articolo scritto da lui. E'... dice qualcosa sulla
caduta di un governo appoggiato dai sovietici da qualche parte in Sudafrica.
Ehy, guarda qui! Questo viene dal Time Magazine!" Daryl lesse le
didascalie delle foto ad alta voce. Descrivevano non solo la caduta della
dittatura comunista, ma anche la crescita vertiginosa della malavita per
riempire il vuoto al potere.
"Dio
santo! Guarda queste foto, sono di una guerra in Sudan" esclamò Daryl.
Esaminarono insieme una foto fatta da Carter. Ritraeva lui stesso ed altri
inviati speciali a bordo di una jeep in corsa, che sfrecciava via sfondando
un posto di blocco dei ribelli su una strada in Sudan. Si vedeva chiaramente
uno dei rivoltosi che puntava con un fucile dritto verso l'obiettivo del
fotografo.
"Beh,
cosa vi dicevo? Questo dimostra che il tizio è pazzo Chi farebbe una foto
a uno che sta cercando di spararti?" osservò con sarcasmo Joey.
Continuarono
a leggere e scoprirono che quell'anno Carter aveva vinto il premio Pulitzer
come fotografo dell'anno. Era il più importante riconoscimento mondiale
nel foto-giornalismo.
"Ma
cosa ci fa qui questo tizio? Dovrebbe essere al Ritz di New York a fare
bagordi!!!" disse
Joey incredulo.
"Aspetta
un momento" Sto leggendo, sto cercando...." protestò Daryl sfogliando
febbrilmente pagine e pagine "Madonna, dice che ha cercato di impiccarsi
per una tipa"
"Ha
sbattuto al vento la carriera per una tizia?" rispose Joey sempre
più incredulo.
"Già,
dice che era così depresso che ha iniziato a sviluppare manie suicide"
confermò Daryl.
"Ha
cercato di ammazzarsi per una stupida. Ma che idiota!" ridacchiò
Joey.
"Dio
mio, deve essere stata proprio stupenda" disse con filosofia Tommy.
"Se
non ci fosse di mezzo una porta di metallo andrei là a prenderlo a calci,
ma come si fa?!" sbottò Joey, lanciando un'altra occhiata dentro
alla stanza.
"Guardate,
c'è una foto di una ragazza" annunciò Daryl.
"Mmm....
carina. Proprio carina. Ma il mondo è pieno di ragazze carine" rifletté
ad alta voce Tommy esaminando la foto.
" E
un uomo che si fa fottere la vita da una tizia se lo merita di essere
rinchiuso" dichiarò Joey dando uno sguardo alla fotografia.
Nel frattempo
Daryl aveva continuato a leggere il fascicolo. "Ragazzi, non era
lei il problema secondo me. Qui dice che si erano già lasciati".
Proprio in quel momento una fotografia scivolò sul pavimento, era appiccicata
sul retro della foto della ragazza. Tommy si chinò a raccoglierla. Tutti
e tre rimasero impietriti dall'orrore più completo posando gli occhi sull'immagine.
Daryl trovò la pagina che spiegava quella foto, e la lesse ai suoi amici.
Era quella la foto che aveva fatto vincere a Kevin Carter il premio Pulitzer.
Rappresentava una bambina di quattro anni in Sudan. Lei e la sua famiglia
erano rimasti vittime della carestia che imperversava in Sudan durante
la guerra civile. Suo padre era stato ucciso dalle truppe del governo
nonostante fosse solo un semplice contadino. Il resto della famiglia aveva
sentito parlare di un centro di approvvigionamento viveri a circa 30 miglia
dal loro villaggio, e con sua madre e il fratellino maggiore la bambina
aveva intrapreso la marcia di 30 miglia verso il centro di soccorso. Lungo
il tragitto sia la madre che il fratellino morirono di fame, lasciando
sola la piccola che cercò di percorrere le ultime miglia in un'agonia
straziante e solitaria. Raggiunse la stazione di rifornimento in condizioni
sconvolgenti, appena in grado di reggersi in piedi, ma le fu detto che
il cibo era già finito. Completamente esausta e più sola al mondo di quanto
chiunque di noi possa anche solo immaginare, crollò a terra raggomitolandosi
in una minuscola forma in posizione fetale. Proprio allora un avvoltoio
si posò a terra accanto a lei. L'uccello guardava fisso la bambina, aspettando
che morisse. Kevin carter che era inviato dell'agenzia stampa Reuter,
fece la foto proprio in quel momento. Pochi istanti dopo, la bambina morì.
Qualche mese dopo, Kevin raccontò a un amico che subito dopo aver fatto
la foto che avrebbe fatto di lui un uomo ricco e famoso, "mi sono
seduto ai piedi di un albero e ho pianto, fumando una sigaretta dietro
l'altra".
Tommy e Joey ascoltarono Daryl che leggeva il rapporto medico, secondo
cui Kevin a differenza dei suoi colleghi giornalisti non era mai stato
in grado di separare la sua vita dagli eventi atroci di cui era stato
testimone. Secondo una dichiarazione di Kevin stesso era "costantemente
perseguitato da immagini di omicidi e cadaveri, innocenza e malvagità;
di pazzi armati dal grilletto facile che sparavano addosso a bambini feriti
e quasi morti di fame". La diagnosi diceva che il nocciolo del problema
di Kevin era che era cosciente del fato che questo stava ancora succedendo,
giorno dopo giorno, in troppe parti del mondo. Non era in grado si accettare
che tali atrocità esistessero e di essere impotente, non avere nessun
mezzo per fermarle. Si era lasciato andare all'alcol e a droghe sempre
più pesanti per annientare i sensi, ma alla fine niente poteva aiutarlo,
perché ciò che aveva visto era impresso nella sua mente. E dopo che Kevin
fu salvato dal un tentato suicidio, i suoi amici lo avevano messo in cura
presso questo ospedale psichiatrico.
"Secondo
voi perché è ancora qui?" chiese Joey. Per la prima volta quella
sera c'era una nota di compassione nella sua voce.
"I suoi
amici lo portarono qui proprio mentre la clinica stava chiudendo. Tutti
i pazienti veniva trasferiti in comunità piccole nei dintorni" li
informò Daryl. "Quando i dottori insistettero che doveva essere anche
lui trasferito altrove, è semplicemente scomparso. E qui finisce il fascicolo".
"Ma
cosa sarà successo?" chiese Tommy.
"Forse
non riusciva ad affrontare il pensiero di tornare nel mondo reale, e così
è stato nascosto qui dentro da qualche parte fino a che tutti se ne sono
andati via" fu la conclusione di Daryl.
"Dovremmo
fare una segnalazione alla polizia?" domandò Tommy.
"E cosa
gli diciamo? Che lo abbiamo trovato mentre entravamo illegalmente in una
proprietà privata? Forse dovremmo lasciare qui anche te" suggerì
Joey, il suo solito sarcasmo era tornato.
"Che
ridere..." ribattè Tommy. E poi rivolto a Daryl: "Forse si può
fare una denuncia anonima, no?"
"No,
secondo me lui sta meglio qui. Il mondo non è migliorato da quando lui
lo ha abbandonato" rispose Daryl riponendo il fascicolo nello schedario.
"Né
pare che migliorerà, in futuro" aggiunse Joey. "E adesso che
siamo tutti d'accordo andiamocene via da questo posto del cavolo".
Joey si incamminò
per il corridoio, seguito da Tommy. Daryl esitò, e decise di allungare
allo sconosciuto ancora qualche sigaretta sotto al porta. Ma si accorse
che tra lui, Joey e Tommy si erano già fumati tutto il pacchetto. Diede
un altro sguardo dentro alla stanza, e poi si chinò e spinse di nuovo
sotto la porta lo zippo e si affrettò a raggiungere i suoi amici, che
erano quasi già alla fine del corridoio.
POST
SCRIPT
Pochi mesi
dopo i tre sentirono al telegiornale che Kevin carter si era suicidato.
Daryl decise di tornare alla clinica abbandonata, l'ultimo posto dove
avevano visto Daryl ancora in vita. Rimase in piedi fuori dalla stanza,
e recitò una preghiera e come ultimo gesto lasciò un pacchetto nuovo di
Marlboro fuori dalla porta. poi se ne andò. Un anno esatto dopo quella
sera, Daryl tornò ancora alla casa e trovò il pacchetto di sigarette fuori
dalla porta, esattamente dove l'aveva lasciato. Ma il pacchetto era stato
aperto, e mancava solo una sigaretta.
Da allora
Daryl è tornato ogni anno. Trova sempre la casa immutata. Trova sempre
il pacchetto che ha portato l'anno prima nel posto dove lo aveva lasciato,
ma il pacchetto è sempre aperto e manca sempre una sola sigaretta. Allora
Daryl prende il pacchetto vecchio e ne lascia uno nuovo, sigillato, e
questo rituale si è ripetuto fino ad oggi. Il che fa pensare a Daryl che
forse Mr. Carter è ancora vivo e che sarebbe davvero buona cosa, perché
in un mondo popolato da 6 milioni di persone dovrebbe sempre esserci un
Kevin Carter.
THE
WAKE OF MAGELLAN (la veglia di Magellano)
basato su un racconto di Paul O'Neill

Quando
la notte raccoglierà tenebre
In una nube nera e pesta,
Solo i poeti, i sogni e i folli
Veleggeranno nella tempesta.
[articolo
di giornale]
NUOVA SCOZIA, CANADA.
Il 24 maggio
di quest’anno il mercantile battente bandiera taiwanese, la Maersk Dubai,
d'equipaggio internazionale, ha attraccato al porto di Halifax, Canada,
carico del peso di un male nascosto. Questo male è stato portato alla
luce grazie ala coraggiosa azione di un mozzo filippino, Rodolfo Miguel,
mettendo in considerevole pericolo la sua stessa vita e sicurezza.
Il mercantile serviva diversi Paesi poiché circumnavigava
costantemente il globo. Durante una recente traversata atlantica
sono stati trovati a bordo due clandestini, un fatto comune su navi
di questo tipo. Secondo l’antica tradizione dei navigatori, costoro
devono essere messi al lavoro come lavapiatti finché la nave non approdi
in porto ; a questo punto i clandestini vengono di solito consegnati
alle autorità locali. Questa è un’usanza antica quanto la navigazione
stessa !
Comunque, il capitano della Maersk Dubai non si è comportato
come ci si aspetterebbe. Invece ha reagito con raggelante prontezza
e ha ordinato di buttare a mare i clandestini. I due giovani avevano
a malapena avuto modo di capire cosa stesse succedendo. In un ultimo
disperato tentativo di sfuggire al loro destino, si sono aggrappati
alle gambe degli uomini che li stavano buttando nell’oceano, pregandoli
di aver salva la vita. Ma gli ufficiali hanno ignorato le loro suppliche
anche quando i ragazzi hanno tirato fuori le foto delle loro famiglie,
protendendole verso il ponte in un ultimo vano gesto. Miguel e vari
altri marinai hanno cercato di intervenire, ma sono stati malamente
rimproverati e minacciati dal capitano.
Poiché un capitano in mare è quanto di più vicino ad un Dio in
terra si possa immaginare, i mozzi non hanno osato contestare gli ufficiali
ulteriormente. Ne giro di pochi minuti hanno osservato i condannati
lottare tra le acque mentre la nave si allontanava.
Più tardi nel corso dello stesso viaggio è stato
trovato a bordo un terzo clandestino, cui è toccata la stessa sorte.
Il mattino successivo al terzo omicidio, Miguel ha incontrato per caso
e con estremo orrore un quarto clandestino, che cercava di arrendersi
a di fronte a lui. Afferrando il giovane, Miguel ha cercato di portarlo
in un nascondiglio nella sala macchine, ma l’uomo, non capendo l’intenzione
di Miguel continuava ad opporre resistenza e a ripetere in inglese stentato
di volersi arrendere. Infine, Miguel gli indicò il capitano da un boccaporto
e fece il gesto universalmente riconosciuto dell'indice passato sulla
gola. Improvvisamente, comprendendo il pericolo, l’uomo seguì
il suo benefattore verso un nascondiglio nella stiva. Lì è rimasto fino
all’arrivo in Canada, dove Miguel è riuscito a consegnarlo incolume
alle autorità, cui ha fatto un rapporto completo dell’accaduto.
Adesso le speranze di giustizia e di ritorno ad una
vita normale per Miguel sono svanite, poiché l’intero caso si è trasformato
in un incubo diplomatico.
La compagnia marittima ha assoldato un esercito d'avvocati che hanno
fatto rilasciare gli ufficiali sotto accusa, mentre stanno lavorando
per far archiviare il caso grazie a cavilli tecnici di diritto internazionale.
La compagnia continua a pagare tutte le spese agli ufficiali, cpmpreso
stipendio completo e spese di viaggio fino in canada per le loro mogli.
Nel frattempo, Rodolfo Miguel se la passa molto peggio.
Languisce in una camera d’albergo aspettando il verdetto. Nonostante
la sua famiglia venga maltrattata in patria, il governo canadese non
le concede il visto d’ingresso. Miguel non è riuscito a trovare lavoro
e si deve ingegnare a difendersi da ridicole accuse che la difesa ha
fabbricato per evitare di diffondere la verità. Si spera che con l'aumento
della consapevolezza pubblica di questo caso, ci sarà una svolta e giustizia
venga fatta.
[articolo
di giornale]
DUBLINO, IRLANDA.
Oggi migliaia
di persone si sono riunite per la cerimonia funebre della giornalista
irlandese Veronica Guerin. Il Presidente della Nazione e il primo ministro
erano tra le numerose celebrità che hanno presenziato.
Vedendo parti della sua città controllate sempre
più strettamente dai signori della droga, la Guerin si è rifiutata di
far finta di nulla e li ha costantemente affrontati attraverso la stampa.
Quanto il suo operato ha cominciato a mettere troppa pressione sui traffici
dei signori della droga, questi le hanno intimato di desistere. Colpi
di arma da fuoco sono stati indirizzati contro i vetri delle finestre
di casa sua, ed è sfuggita miracolosamente ad un tentato omicidio l’anno
scorso. Nonostante ciò, si è rifiutata di farsi intimidire e ha reso
sempre più pressanti i suoi attacchi. E' stata vigliaccamente assassinata
da due uomini all'inizio dell'anno mentre aspettava in macchina ferma
a un semaforo. Gli architetti di tale crimine sono stati probabilmente
molto contrariati dai risultati della loro azione, perché invece di
allentare la pressione cui erano sottoposti, sono solo riusciti ad unire
ancora di più la nazione contro di loro, come mai era successo prima
d'ora.
[trama]
LA VEGLIA DI MAGELLANO
Un giorno sul finire della primavera un vecchio marinaio camminava lungo
la spiaggia di una piccola cittadina spagnola, pensando a tutti gli
anni che si era lasciato alle spalle e ai pochi giorni che gli erano
rimasti.
Si chiamava Hector Del-Fuego Magellano e dichiarava di essere, anche
se molti pochi gli credevano, diretto discendente del famoso esploratore
Ferdinando Magellano, il primo uomo a compiere la circumnavigazione
del globo nel 1527. Portava con sé una vecchia clessidra. Era un cimelio
di famiglia, il suo possedimento più antico e prezioso e trovava molto
confortante la sua presenza.
I giorni di navigazione del vecchio erano passati
da molto tempo, ed era sopravvissuto a tutte le persone che gli erano
state più care. Avendo passato tutta la sua vita in mare, non si era
fatto una famiglia, decisione questa che ora rimpiangeva amaramente.
Mentre camminava, conversava apertamente con l'oceano, e gli accattoni
che incontrava occasionalmente non facevano che ridere divertiti al
suo passaggio.
Dopo un po', si fermava a poca distanza da un piccolo
caffè all'aperto per guardare una vecchia signora sorseggiare un bicchierino
di vino. Questo è ciò che il vecchio faceva tutti i giorni da quando
era andato in pensione ed era tornato alla sua città natale. Questa
signora, l'aveva già vista una volta, molti anni fa, quando erano giovani
e lei era una vera bellezza: aveva lasciato la piccola città di mare
per inseguire la carriera di attrice, e non essendovi riuscita, era
poi tornata nella sua vecchia città. Negli anni passati lui aveva più
volte cercato di racimolare il coraggio per avvicinarla, ma invano.
Alla fine, lei terminava il suo bicchierino e se ne andava, mentre lui
riprendeva il cammino. Mentre passeggiava, cominciò a discutere con
l'oceano circa la sua situazione attuale di grande solitudine, e l'apparente
inutilità di continuare a vivere. Immaginava che sarebbe morto solo,
in un freddo letto di una pensione per anziani, circondato da sconosciuti.
Disse all'oceano che avrebbe preferito salire semplicemente sulla sua
barchetta e navigare per l'Oceano Atlantico fino ad affondare, abbracciato
dal mare che aveva amato per così tanto tempo. All'oceano non piacque
questa idea, ma anche se non riuscì a trovare un argomento convincente
per dissuaderlo, almeno lo convinse ad aspettare ancora.
Poco oltre lungo la spiaggia, Hector vide ciò
che sembrava la sagoma di un uomo addormentato sotto una banchina consumata
dalle intemperie. Ma quando l'oceano mandò un'onda a lambire gentilmente
i piedi del ragazzo, il giovane non si mosse e il marinaio capì che
era morto. Sparsi attorno al suo corpo c'erano tanti piccoli pacchetti
con la scritta "Blackjack Guillotine" e siringhe usate. L'oceano
gli sussurrò che era un nuovo tipo di eroina di cui il ragazzo era morto
per overdose.
Il vecchio chiese come mai un ragazzo così giovane con evidentemente
tanti anni da vivere davanti a sé avesse potuto prendere un veleno
mortale come questo.
L'oceano rispose che era stato un regalo di un suo
amico per il suo diciottesimo compleanno.
Il vecchio raccolse la giacca del ragazzo che giaceva a terra accanto
a lui e la usò per coprire il corpo, mentre l'oceano spinse una corona
funebre fradicia con il nome "Veronica Guerin" scritto in
oro su un nastro ancora penzolante dai fiori.
Il nome non gli diceva proprio niente, ma chiese
lo stesso all'oceano se non gli sembrava scortese rubare i fiori ad
una defunta. L'oceano gli spiegò che era di una giornalista irlandese
morta per aver combattuto contro i signori della droga nel suo paese,
ed era certo che non le sarebbe dispiaciuto.
Dopo aver pregato in silenzio sul corpo, Hector Magellano
continuò a procedere lungo la spiaggia, fermandosi infine alla foce
di un fiume che si riversava nel mare. Pensando a come il mondo era
cambiato, a tutto ciò che aveva visto, cominciò a piangere senza accorgersi
che una madre con suo figlio si stavano avvicinando lungo il bagnasciuga.
Il bimbo era attratto dalla clessidra che il vecchio portava ancora
con sé, e gli si avvicinò per chiedere se poteva vederla da vicino.
Quando vide le lacrime dell'uomo, chiese invece perché stava piangendo,
ma prima di poter sentire la risposta sua madre lo chiamò dicendo di
lasciare in pace il signore. Poi lo prese per mano e lo portò
via.
Mentre andavano via, prima di sparire dietro le dune
il bimbo si voltò indietro giusto in tempo per vedere il vecchio che
lasciava cadere a terra la clessidra, la parte superiore si ruppe e
la sabbia uscì.
Il marinaio non la degnò neppure di uno sguardo, ma invece si trascinò
fino alla sua barchetta lì sulla riva, levò l'ancora e navigò verso
il tramonto. Aveva deciso che questa barca sarebbe stata la sua bara,
e il viaggio tra le acque la sua veglia.
Molte ore dopo si era addormentato al timone e il
suo grande antenato gli era apparso in sogno dicendogli di tornare a
riva. Si svegliò nel mezzo di una violenta tempesta, e credette che
l'oceano aveva infine deciso di esaudire il suo desiderio, ma anche
se era certo di essere sveglio e solo, era altrettanto sicuro di sentire
il suono di un'altra voce umana. Improvvisamente un lampo tremendo illuminò
la notte, e vide un uomo in lontananza che lottava tra le onde.
Hector balzò in piedi e cercò disperatamente di dirigere
la barca verso il naufrago. Imbracava acqua da entrambi i fianchi e
doveva lottare per restare a galla, senza riuscire ad avvicinarsi all'uomo.
Implorò Dio di dimenticarsi della morte che aveva ferventemente desiderato
quel giorno, o almeno di dargli il tempo di salvare la vita a quell'uomo.
Ma la tempesta continuava a infuriare, e l'uomo scompariva sott'acqua
per periodi sempre più lunghi.
Proprio quando tutto sembrava perduto, il vento cambiò
direzione all'improvviso e un'onda gigantesca spinse la barca praticamente
accanto al naufrago. Con forza rinnovata, il marinaio lo tirò a bordo
e fece rotta verso la terraferma. L'uomo spiegò di essere stato un clandestino
a bordo di un mercantile e che gli ufficiali lo avevano buttato a mare.
Il vecchio era pieno d'orrore, pensando che neppure
ai tempi di Magellano, quando la vita valeva molto poco, nessuno aveva
mai fatto niente del genere. Disse che dovevano denunciare questo crimine
immediatamente, ma il clandestino lo pregò di non informare le autorità,
poiché era entrato nel paese illegalmente. Il marinaio capì la sua situazione
e qualche ora dopo lo imbracò su un mercantile che faceva rotta verso
l'America, il cui capitano era un amico e una brava persona.
Compiuta la sua nuova missione, Hector tornò alla
spiaggia da cui era partito. Sulla sabbia c'era ancora la sua clessidra
che qualcuno aveva aggiustato e riempito. Saltò nell'acqua senza gettare
l'ancora o ammainare le vele e poi si girò e spinse al largo la barca
prima che toccasse la riva. Una volta là, raccolse la sua clessidra
e si incamminò verso il piccolo caffè, mentre l'oceano cancellava delicatamente
le impronte dietro di lui.
E
mentre l'uomo se ne andava sentì le ultime parole dell'oceano
Che aleggiavano nell'aria
Ogni uomo
È nato, vedi
Sotto questa spada
Di Damocle
Perché ogni vecchio o giovane
È vivo
Fino al prossimo battito
Che ci tiene in corsa
E questo battito è
Così fragile
Sia nei vecchi uomini
Che nei giovani re
E quel battito
Se ne sta tutto solo
Tra noi
E l'eternità più nera
E fino al giorno
In cui la morte verrà più vicino
Lascia che ogni uomo
Combatta il suo destino
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DEAD
WINTER DEAD
basato su un racconto di Paul O'Neill
Una Sinopsi:
Nella capitale della Bosnia, Sarajevo, c'e' una piazza circondata da
palazzi che furono costruiti nel Medioevo. La piazza ha al centro una
bella fontana di pietra e in un angolo c'è una chiesa millenaria con
un gargoyle scolpito sul campanile. Ora, questo gargoyle per tutto lo
scorso millennio ha passato il suo tempo cercando di comprendere le
umane emozioni come risate e tristezza. Ma anche dopo un millennio di
contemplazione questi curiosi attributi umani rimangono un mistero totale
per il nostro amico di pietra (Sarajevo).
La nostra storia comincia nell'anno 1990, il muro di Berlino
e' appena caduto, il Comunismo è crollato e per le prima volta da tempi
precedenti l'Impero Romano, la Yugoslavia si ritrova ad essere una nazione
libera. Serdjan Aleskovic non riesce a credere alla sua fortuna di essere
vivo e giovane in questo momento. Il futuro e la giola di tutti sembra
assicurata in quelli che sono certamente "tempi migliori"
(This is the time).
Tuttavia, mentre Serdjan festeggia con i suoi amici compatrioti, ci
sono piccoli uomini dalle piccole menti che sono già occupati a piantare
il seme dell'odio tra vicini (I am). Giovane e impressionabile,
Serdjan raggiunge alcuni amici nella Milizia Serba e si ritrova sulle
colline fuori Sarajevo, a sparare di notte con i mortai sulla città'
(Starlight). Nel frattempo dentro Sarajevo Katrina Brasic, una
giovane musulmana, si ritrova a comprare armi da un gruppo di mercanti
bellici e poi a raggiungere i suoi compagni a sparare contro le colline
intorno alla città (Doesn't matter anyway).
Gli anni passano e arriva fine novembre 1994. Un
vecchio, che aveva lasciato la Jugoslavia decenni fa, torna alla sua
citta' natale solo per trovarne le rovine. Mentre comincia la prima
nevicata della stagione, egli, in piedi in mezzo alla piazza principale,
guarda il cielo e spiega che quando gli Jugoslavi chiedevano un cambiamento,
non era questo che intendevano (This isn't what we meant).
Appena il vecchio finisce la preghiera, il sole inizia
a tramontare e i prime bombe dello sbarramento
d'artiglieria notturna iniziano a tracciare archi nel cielo. Ma invece
di correre verso i rifugi con gli altri civili, si arrampica sulle rovine
della fontana ed estraendo il suo violoncello, inizia a suonare Mozart,
mentre le granate esplodono intorno a lui. Da quella notte, ripete il
rituale ogni sera. E ogni sera Serdjan e Katrina si ritrovano ad ascoltare
i pensieri di Mozart e Beethoven che attraversano le esplosioni nella
terra di nessuno (Mozart and madness).
Benche' l'inverno faccia del suo meglio per
coprire il paesaggio con una coltre di temporanea innocenza, la
guerra aumenta di violenza e brutalita' (Dead winter dead).
Un giorno a fine dicembre Serdjan, di pattuglia a Sarajevo, arriva nel
cortile di una scuola dove una recente esplosione ha lasciato il suolo
coperto di corpi di bambini. Una cosa è mettere le granate nel mortaio,
un'altra vedere dove cadono. Dopo essere tornato tra le proprie fila,
Serdjan non riesce a dimenticare i volti dei bambini. Realizzando che
ciò a cui sta partecipando non è la gloriosa costruzione di una nazione
che i suoi capi gli hanno dipinto, ma una via di reciproca cancellazione,
decide lì per lì che non può piu' fare parte di questo, che non si può
costruire il futuro sui corpi degli altri (One child). Alla prima
occasione decide di disertare.
Seduto nel suo bunker il 24 dicembre ascolta le canzoni
di Natale del vecchio violoncellista che mi mescolano ai suoni della
guerra. Anche Katrina, dall'altro lato del campo di battaglia sta ascoltando
(Christmas Eve/Sarajevo 12/24). Aveva appena smesso di nevicare
e le nuvole si erano aperte per mostrare un bellissimo cielo stellato,
quando all'improvviso la musica cessa. Temendo il peggio, sia Serdjan
che Katrina fanno qualcosa di folle e dalle rispettive postazioni iniziano
a farsi strada attraverso la terra di nessuno diretti verso la piazza.
Arrivano contemporaneamente e si vedono. Istintivamente realizzano che
sono lì per la stecca ragione, quindi non iniziano a combattere, invece
si dirigono lentamente insieme verso la fontana. Lì trovano il vecchio,
morto nella neve, il viso coperto di sangue e il violoncello giace distrutto
al suo fianco.
Allora senza preavviso una sola goccia di liquido
cade dal cielo senza nuvole, pulendo un po' di sangue dalla guancia
del vecchio. Serdjan alza lo sguardo, ma non vede nulla se non il gargoyle
di pietra, in cima al campanile.
Sopraffatto da ciò che ha visto questa notte, decide
che deve lasciare subito questa guerra. Girandosi verso la ragazza musulmana,
le chiede di andare con lui, ma ora tutto ciò che lei vede è l'uniforme
serba.
Svelando i suoi sentimenti più profondi, le spiega di non essere affatto
ciò che ella crede (Not what you see). Infine, portandola dalla
sua parte, se ne vanno insieme nella notte.
E
lasciarono la piazza insieme
Sotto la luce scemante del fuoco
E il doccione li guardava e pensava
In quella silenziosa notte d'inverno
E
così la nostra storia è finita
E se a qualcun interessasse
Il vecchio doccione
Credo proprio sia ancora lì.
FINE
STREETS
A ROCK OPERA
basato su un racconto di Paul O'Neill

...e
se ascolti mentre le strade luccicano
è qui che inizia la nostra storia.
Queste
strade scintillano nel buio
Non dormono, occhi rossi infossati e duri
Sognano profondamente, nelle sue braccia dove sei al sicuro
Queste strade non dormono mai, nè mai si destano.
LA STORIA DI D.T. JESUS E I MESSIA METROPOLITANI
"Streets",
l'ultimo album dei Savatage [sic! ndt] è un'opera rock su una rock star
"bruciata" di nome D.T. Jesus.
Bene, D.T. all'inizio era un grosso spacciatore di droga nella squallida
periferia est di New York. Era diventato così leggendario, che alcuni
dei suoi clienti avevano iniziato a chiamarlo "Il Salvatore della
Avenue D", che successivamente si trasformò in Downtown Jesus (letteralmente:
Gesù dei Bassifondi) o , in breve, D.T. Jesus.
Ma la passione segreta di D.T. era la musica.
Appena poteva suonava nei bar e, per la sorpresa di tutti i suoi amici,
era bravo; anzi, mi correggo: era grande! Per le sue legioni di fans
in continuo aumento era un dio, e la voce si sparse.
Entro breve D.T. firmò un contratto con una
major e rapidamente passò dallo status di cult a fenomeno mondiale.
I suoi dischi vendevano milioni di copie, i concerti registravano il
tutto esaurito ed era in copertina su tutti i giornali. Sfortunatamente,
non tutto filava liscio nel paese dei balocchi. D.T. aveva iniziato
a fare uso della sua stessa merce, e rapidamente se ne videro gli effetti.
D.T. cancellò tour dopo tour, show dopo show e non adempì ai suoi obblighi
discografici contrattuali. Infine, scaricato dalla sua etichetta e senza
un soldo, tornò al santuario delle strade di New York ed all'insensibile
stordimento della dipendenza dalla droga.
Occasionalmente amici e ex-colleghi d'affari cercavano
di tirarlo fuori dall'abisso che aveva creato con le proprie mani, ma
ogni sforzo fu vano. Poi un giorno D.T. incontrò un vecchio chitarrista
blues che era stato un suo idolo da ragazzo. Vedendo questo granche
uomo ridotto ad una triste ombra spettrale, D.T. si rende conto
che questo è semplicemente il riflesso del proprio futuro.
Determinato ad evitare questo destino e a riguadagnare
ciò che era suo una volta, D.T. si rimise in sesto e con l'aiuto
del suo amico e road manager Tex, sconfisse gli scettici e organizzò
il suo ritorno sulle scene. Interrompendo istantaneamente tutti gli
abusi, inaugurò una serie di concerti-ritorno nei club più grandi della
città, e dopo parecchie recensioni brillanti, i suoi show erano completamente
sold out. Però, proprio quando sembrava che si fosse rifatto una vita,
un visitatore dal suo passato venne ad affrontarlo, da solo, in un club
dopo un concerto. E' Sammy, uno spacciatore a cui D.T. deve
una grossa somma di denaro ancora dai suoi giorni di tossicodipendente.
Non accorgendosi che ora D.T. è pulito, Sammy non credette alle
promesse di rapido pagamento. Se la prese con D.T., credendo che
stesse cercando solo di rifilargli altre balle, finchè Tex tornò e ribaltò
la situazione, inchiodando Sammy al muro. Ma Sammy non aveva leggi nè
morale e, tirando fuori un coltello, uccise Tex e scappò.
D.T. è sconvolto dal rapido svolgersi degli
eventi. Per la prima volta nella sua vita ha cercato di fare la cosa
giusta e invece tutto è andato storto. Il suo migliore amico, che non
aveva mai fatto del male ad una mosca, ora è morto per causa sua, e
lui deve uscire dalla più grossa crisi della sua vita senza lo stordimento
protettivo della droga per attutire la lama tagliente della realtà.
Arrabbiato, confuso e pieno di sensi di colpa lascia
il club, senza meta nella notte. Esausto, si ritrova davanti alla cattedrale
di St. Patrick, la cui porta è stata casualmente lasciata aperta a quest'ora
tarda della notte. Entrando, implora Dio di dirgli perchè Egli permette
al male e al dolore di esistere. Ma non riceve nessuna risposta udibile,
così ritorna per la strada per pensare e cercare una risposta.
Un senzatetto, un magnaccia, un drogato e una prostituta
gli offrono dei consigli, ma nessuna soluzione concreta. Più si
affanna a cercare una risposta e più si sente oppresso dai sensi di
colpa. Chiedendosi se il mondo non sarebbe un posto migliore senza di
lui, considera la possibilità di sparire e riflette su cosa si lascerebbe
davvero alle spalle e chi sentirebbe la sua mancanza. I suoi pensieri
corrono ad una sua ex ragazza, la persona a cui si era sentito più vicino
al mondo e con cui aveva rotto durante i folli giorni della tossicodipendenza.
Cerca di contattarla al telefono, ma non ci riesce,e appendendo la cornetta,
inizia a sentire un crescente, insidioso desiderio di tornare a perdersi
nell'ottuso mondo della droga.
Camminando per strada soppesando la possibilità di
attraversare o meno un'altra volta il confine della tossicodipendenza
, sta quasi per arrendersi quando viene distratto da una folla di gente
raccolta attorno a qualcosa sul marciapiede. Facendosi largo per vedere,
trova un vecchio derelitto, accasciato contro il muro di una casa popolare
d'arenaria, circondato da un gruppo di curiosi. L'uomo aveva vissuto
per la strada così a lungo che la sua pelle era di un nero untuoso a
forza di non lavarsi mai, e la barba e i capelli bianchi arruffati e
incrostati. Stava evidentemente morendo, ma aveva un odore così cattivo
che neppure la polizia gli si avvicinava mentre aspettavano che arrivasse
l'ambulanza.
Dimenticandosi dei suoi problemi e sopraffatto dalla
compassione, D.T. si inginocchia e prendendo la mano del vecchio,
gli dice che non è più solo. ( D.T. aveva sempre creduto che il destino
peggiore per un uomo sia morire solo). Il vecchio lo guarda negli occhi
riconoscente e poi, con un sospiro, muore. D.T., enormemente triste,
si alza e sta per andarsene quando con la coda dell'occhio vede la figura
spettrale di un piccolo bimbo biondo con gli occhi azzurri, che esce
dal corpo del vecchio. Il bambino esita per un momento, guardando in
basso verso il corpo davanti a lui, e poi si volta e si incammina su
per le scale della casa popolare. Guardandosi intorno, D.T. si
accorge che nessun altro è stato testimone della stana apparizione e
dopo un attimo di indecisione segue il bambino dentro la casa.
Finisce sul tetto che domina tutta la città, e trova
il bambino in piedi sull'orlo dell'edificio, che guarda intensamente
le stelle. All'improvviso D.T. capisce che questo è lo spirito
del bambino che il vecchio era stato e che è venuto a pregare per l'anima
del vecchio - a chiedere perdono per una vita sprecata, un sogno perduto
e il permesso di tornare a casa. Alla fine della sua canzone,
il bambino si gira, sorride a D.T. e si dissolve in un'alone soffuso
di luce, mentre nel cielo estivo una stella lontana scintilla con un'insolito
brillio. Sentendosi all'improvviso in pace con se stesso, D.T.
ritorna a casa, dove dorme il sonno del redento e fa sogni strani e
meravigliosi.
Io
sono la via
Io sono la luce
Io sono il buio nella notte
Sento le tue speranze
Capisco i tuoi sogni
E nella notte
Sento le tue grida
Non
te ne andare
Prendi la mia mano
E quando farai il tuo ultimo passo
Io sarò lì
Non ti lascerò mai
Tutto quello che ti chiedo è di
Credere.
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